giovedì 13 giugno 2013
Precipitare
Spogliarsi della propria pelle, sentire le dita che affondano nella carne, toccare i nervi.
Non posso fare niente, mi trascinano in avanti indebolendo ad ogni passo le mie resistenze.
So dove sto andando...non, non lo so, ma nessuna pelle mi difende dalle luride infiltrazioni.
Sono sola eppure non posso scappare.
Sono sola e chi mi protegge si allontana ed appassisce senza che ci sia io ad accompagnarne la morte.
Il mattatoio è rumoroso so che dilanieranno la mia carne mantenendomi in vita con false promesse di una nuova pelle, migliore, più resistente e bella della mia.
E' la crisi...dicono...non c'è soluzione, la sofferenza è un dovere kantiano.
Ma dov'è il mio cielo stellato? Sempre e solo di legge morale continuano a parlarmi, ma le stelle...le stelle non si vedono dalla mia cella.
E poi guardo lei, lei che per me è tutto, lei che merita troppa gioia e io non posso dargliela, anche lei è senza pelle, anche lei soffre, ma non può fare altro che guardarmi, guardarmi e non capire perché.
Perché io, IO la dovevo proteggere, io dovevo scegliere il meglio per lei...lei non sa che non ho avuto scelta, lei non sa che neppure io so perché siamo qua.
Come farò ad andare avanti senza pelle, come faremo a dimenticare il rumore del mare, la sabbia sotto i piedi e il sole?
Perse in mezzo al fumo della città nessuno ci tenderà la mano, nessuno ci darà la felicità mai più.
Avremo solo il ricordo di una vita che poteva essere vissuta guardando le stelle e l'amarezza di aver scelto di piegare la testa ed accettare l'inevitabile fine.
lunedì 3 gennaio 2011
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